Visita il nostro nuovo sito www.gioiellinpietredure.com    CLICCA QUI!!!

Lipari - San Bartolomeo

Un nome che in aramaico-siriaco era Nathanael Bar-Tholmài ed il cui significato era: Dono di Dio, figlio di colui che smuove le acque.
 
Secondo la tradizione ecclesiastica locale il 13 febbraio dell'anno 264 è considerata la data dell'arrivo del corpo di S. Bartolomeo nella spiaggia di Pertinente, a Lipari.
Pur non avendo supporti cartacei che provino l'intera vicenda, il vescovo francese S. Gregorio di Tours - vissuto all'incirca tra il 538 e il 594 - scriveva in proposito: "La storia della sua passione narra che Bartolomeo Apostolo subì il martirio in terra d'Asia. Dopo molti anni della sua passione, essendo sopraggiunta una nuova persecuzione contro i Cristiani, e vedendo i pagani che tutto il popolo accorreva al suo sepolcro e a lui offriva preghiere ed incensi,spinti dall'odio portarono via il suo corpo e, postolo in un sarcofago di piombo, lo gettarono in mare dicendo: perché tu non abbia più ad allettare il nostro popolo. Ma, con l'intervento della provvidenza di Dio, nel segreto delle sue operazioni, il sarcofago di piombo, sostenuto dalle acque che lo portavano, da quel luogo fu traslato ad un'isoletta detta Lipari. Ne fu fatta rivelazione ai cristiani perché lo raccogliessero: raccolto e sepoltolo, su quel corpo edificarono un gran tempio. In esso è ora invocato e manifesta di giovare a molte genti con le sue virtù e le sue grazie".
La comunità cristiana di Lipari fu una delle prime, in Occidente, ad aprirsi al culto dei Martiri, di coloro, cioè, che col sacrificio della vita avevano saputo testimoniare la loro fedeltà al Cristo. Martire vuol dire appunto testimonio.
Lipari volle assicurarsi la presenza fisica in loco del Santo Martire Bartolomeo attraverso l'appropriazione delle sue spoglie mortali.
Ma nel VI secolo, mentre S. Gregorio di Tours dava per certo che i resti mortali di S. Bartolomeo si veneravano nell'isola di Lipari, altri scrittori sostenevano il contrario. In particolare Teodoro Lettore assicurava che il sacro corpo riposava a Dàrae, in Mesopotamia, e Vittore di Capua sosteneva invece che si trovava in Frigia.
Evidentemente, poiché nella seconda metà del III secolo le richieste dei corpi santi, ed in particolare dei Martiri (ai quali si attribuiva la capacità di  un sollecito nel risveglio ed il privilegio di essere i primi ad essere ammessi alla visione beatifica senza dover subire l'angosciosa ansia del giudizio di Dio), diventarono tantissime e così pressanti che, quasi per naturale conseguenza tanti sofisticatori e profittatori spacciarono ossature integre o frammentate, teste, mani, piedi, clavicole e mascelle, come quelle di Apostoli, Evangelisti, martiri ed anacoreti, adesso stavano venendo al pettine i nodi di tali abusi e di tanta superficialità.
Quale fu la reazione degli abitanti di Lipari non si sa, però, verso il 592, papa Gregorio Magno (il primo pontefice a tentare di mettere ordine nel settore delle reliquie) destituì il vescovo di Lipari Agatone II, forse per un diverso pensiero che quest'ultimo aveva, in fatto di santi e reliquie, rispetto alla Curia Romana.
Tutte le fonti letterarie dei secoli successivi, relative al culto di S. Bartolomeo, indicano l'isola di Lipari come meta terminale della prima traslazione. E anche dopo che nell'838 le spoglie del Santo vennero sottratte dai Beneventani, il popolo di Lipari restò fedelissimo alla memoria dell'antico Protettore, e la sua chiesa cattedrale, elevata appunto in suo onore, divenne un punto di riferimento non soltanto religioso, ma anche di aggregazione sociale.
C'era dunque una tradizione relativa all'approdo del sacro corpo ed anche un certo via vai di pellegrini forestieri che arrivavano a Lipari per sperimentare le "virtù" e le "grazie" di quelle spoglie taumaturgiche.
Sembra comunque piuttosto azzardato far risalire la devozione a S. Bartolomeo e questa forma di "turismo" primitivo all'anno 264.
Si può però affermare che tutto ciò accadeva a Lipari molto tempo prima che Gregorio di Tours facesse quell'annotazione nel suo Libri Miraculorum.
 
U VASCEDDUZZU

Il 23 agosto del 1930, alle ore 19.30, il vescovo Re in Cattedrale benedisse il Vascelluzzo - u Vascedduzzu - artistica navicella. E' un'opera di eccellente fattura, uscita dall'oreficeria palermitana Perricone-Marano.
Il Vascelluzzo, contiene kg. 2 di oro e 30 di argento. Nel mezzo della tolda e sul casseretto troneggiano la preziosa teca contenente il "frammento di pelle" e la statuetta di S.Bartolomeo tutta d'oro massiccio (kg. 1,100). Il Vascelluzzo precede il simulacro d'argento di S. Bartolomeo nelle quattro processioni annuali. Nel Vascelluzzo di Lipari va inoltre letta la chiara testimonianza della cultura degli avi tutta compenetrata dalla fede e che non riusciva a distinguere la netta differenza fra il sacro trascendente e il quotidiano terreno.
Ma come nacque l'idea di avere un Vascelluzzo?
Sembra che tutto partì da un episodio che fu tramandato come miracolo, ma che in realtà fu tutt'altro:
Secondo lo storico Pietro Campis, intorno al 1672 a Lipari si visse un periodo di carestia che, per volere di Dio e di S. Bartolomeo, ebbe fine allorquando un vascello francese, che portava grano a Messina, sballottato dalla tempesta, approdò a Lipari il 12 di febbraio 1672, deponendo in terra, senza pretesa di pagamento, il suo carico. Gli isolani gridarono al Miracolo!
Sembrerebbe però che quello fu un autentico atto di pirateria che i Liparesi, abilissimi nel settore, compirono costretti dalla fame. E, poichè il pane è da considerarsi sempre grazia di Dio, essi, anche al fine di acquietare la propria coscienza, occultarono la dinamica del fatto col casto velo della sacralità, e gridarono al miracolo, facendo nascere nei fedeli l'idea di avere un Vascelluzzo d'argento tutto per sè come quello dei Messinesi, che ricordava un analogo "miracolo".

L'idea però si assopì, fino a quando oltre 250 dopo l'arcivescovo mons. Angelo Paino ottenuto un (frammento di pelle) di S. Bartolomeo, volle farne dono ai concittadini eoliani ed, inclusa nel Vascelluzzo dei Messinesi approdò nella baia di Portiniente la mattina del

22 agosto del 1926 e nel suo primo discorso mons. Paino ebbe a dire: "dovete avere anche voi il vostro Vascelluzzo... stasera il Vascelluzzo di Messina girerà in processione per le vostre vie e voi lo caricherete d'oro per il vostro Vascelluzzo". Il primo esempio di generosità fu dato proprio da M. Paino che depose un suo anello pastorale. Successivamente il vescovo mons. Bernardino Salv. Re (1928-1963) alimentò il pio proposito e ai suoi appelli risposero assai generosamente sia gli Eoliani residenti sia quelli emigrati d'America e d'Australia, consentendo così la creazione "du Vascedduzzu" .
 
LA STATUA D'ARGENTO
Sembrerebbe che all'indomani del grande terremoto dell11 gennaio 1693, che distrusse le città della Sicilia Orientale risparmiando le nostre Isole, i Liparesi espressero al Patrono la loro riconoscenza con una serie di voti. Innanzi tutto si creò la Confraternita di San Bartolomeo. Ed in secondo luogo si parlò di una statua d'argento da venerare nella Cattedrale e da portare in processione entro il breve circuito della Città Alta e, dai primi del Settecento, così come avviene tuttoggi, anche per le vie del Borgo.
La statua venne posta su un altare di legno ricco di intagli e di fregi dorati, e venne collocata in una cappellina laterale (allora la Cattedrale aveva una sola navata), che però necessitava di lavori, in quanto semidistrutta, che si pensò di far eseguire in seguito, poiché richiedevano tanto denaro.
Ma dopo trent'anni, a seguito di una nuova furiosa scossa tellurica, quella del 1° di settembre del 1726, i fedeli, il vescovo e i giurati ruppero ogni indugio, e nel 1728 il simulacro e l'altare, al prezzo di 750 onze raccolte tra la popolazione, furono già pronti per essere sistemati.
Successivamente, in tempi diversi, furono murati ai lati dell'altare due epigrafi in latino che oggi si scorgono appaiate a sinistra dello stesso altare nella sua attuale collocazione.
 
LA STATUA MARMOREA 
La statua di San Bartolomeo che si trova nella piazza di Marina Corta ha una storia remota.
Intorno al 1810 la piazza divenne il centro commerciale e sociale di Lipari, tanto che venne ribattezzata Piazza del Commercio ed i Liparesi benestanti, per assicurarsi la contiguità vigile e protettiva del loro Santo, d'intesa col vescovo, nel 1813 gli innalzarono un monumento, che però si trovava al centro della piazza.
Successivamente, nel 1855, l'anno della liberazione dal contagio della pestilenza asiatica, in riconoscenza per il miracolo di essere scampati alla pestilenza, rinnovarono la statua marmorea di S. Bartolomeo e nel piedistallo affissero due Epigrafe in marmo: una del Comune e l'altra del Vescovo Attanasio. Il tutto fu poi assicurato con una inferriata fatta a spese di D. Onofrio Paino.
Infine, nel 1939 il commissario prefettizio di Lipari Dottor Riccardo Rickards sistemò la Piazza del Commercio (già, dal 1908, Piazza Marchese Ugo di Sant'Onofrio), facendo spostare il monumento di San Bartolomeo dal centro piazza in un settore marginale con nuova base di cemento e senza inferriata.

 

IL SACRO POLLICE
La storia relativa al Sacro Pollice affiora da qualche decennio dopo il sacco del 1544, e ciò grazie al manoscritto del liparese Don Benedetto Gualtieri, arcidiacono della nostra Cattedrale. Secondo quanto riportato nel manoscritto, redatto in latino e oggi smarrito, consultato da Pietro Campis nel 1694 " Ariadeno soprannominato il Barbarossa aveva distrutto la città di Lipari col fuoco.
 Le sacre reliquie, insieme col pollice di S. Bartolomeo, (che, riposte in una cassettina, si custodivano nella Chiesa Cattedrale) furono portate a Costantinopoli:
 Ora avvenne che uno spagnolo, che aveva riguadagnato la libertà a Costantinopoli, fece acquisto di quelle reliquie per cinquecento monete d'oro e le portò con sé a Napoli: Ma qui, mentre colpito da un grave male se ne stava nell'ospedale spagnolo di San Giacomo e si sentiva prossimo alla morte, consegnò la cassettina con le reliquie al cappellano perché a sua volta questi la facesse recapitare ai Liparesi dietro un compenso di cinquecento monete d'oro da assegnarsi a beneficio dell'ospedale.
Per caso si trovava a passare da Napoli don Martino d'Acugna [1585-1593] che da poco era stato consacrato vescovo di Lipari e che a Lipari stava dirigendosi.
 Il vescovo, informato del fatto, sborsò la somma richiesta, prese le sacre reliquie, le portò a Lipari e qui le restituì alla Chiesa Cattedrale nel 1585 ".
Oggi la reliquia è chiusa in una teca d'argento raffigurante un braccio benedicente e se ne fa ostensione ai piedi della statua del Santo in tutte le festività celebrate in suo onore.

 
verified by VISA MASTERCARD SecureCodes Paypal bonifico bancario contrassegno
A PUTIA DU SOUVENIR U SEGRETU DI FAMULARO GRAZIA
Corso Vittorio Emanuele, 80 - 98055 - Lipari (ME) C.F: FMLGRZ52A68E606N - P.IVA: 00175830835