Lipari - Museo archeologico

Il Museo Archeologico Eoliano si trova dentro le mura del Castello di Lipari: l'acropoli.
Un percorso particolarmente suggestivo, per accedere alla cittadella, è sicuramente quello con partenza da Piazza Mazzini, lato sud. Si passa infatti dalla porta più antica del Castello e attraverso una torre normanna. Oltrepassando il passaggio sostenuto da arcate ogivali, è possibile ammirare: la chiesa di S. Caterina, chiusa al culto; l'abside della chiesa cinquecentesca dell'Addolorata, con ricchi altari lignei, stucchi dorati in stile barocco ed una tela del '600 raffigurante la crocifissione; infine la chiesa dell'Immacolata. Proseguendo, sul lato sinistro si trova la Cattedrale, fatta costruire dal normanno Ruggero I  e dedicata a S. Bartolomeo, patrono delle Eolie. La Cattedrale, fatta eccezione per le volte a crociera ogivale, non conserva nient'altro che richiami lo stile normanno. Infatti la facciata e gli interni sono stati successivamente rifatti. La statua d'argento di S. Bartolomeo è conservata all'interno della chiesa, assieme ad una tavola del seicento raffigurante la Madonna del Rosario.
Sul lato destro della Cattedrale vi è il palazzo vescovile, che risale al 1753 e che è adibito a padiglione del museo.
In fondo si ammira la chiesa della Madonna delle Grazie che conserva pregiati affreschi del 1700, di Alessio Cotone, ma che è chiusa al culto.
Infine appare il parco archeologico, dove sono stati ricostruiti numerosi sarcofagi, risalenti al IV-II secolo a.C. e le tombe greco-romane che sono state rinvenute nella necropoli della Contrada Diana.
I ritrovamenti  archeologici emersi nell'area del Castello denunciano la permanenza di popoli del neolitico, della prima età dei metalli, dell'età del bronzo e dell'età ellenistica.
Il museo, che conserva ritrovamenti archeologici dall'epoca neolitica a quella del bronzo, fino al periodo greco e romano, negli ultimi anni è stato ampliato con una sezione dedicata all'archeologia sottomarina ed una sezione vulcanologica.
Il Museo Archeologico Eoliano, nasce a Lipari nel 1954 grazie al lavoro di Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier, due studiosi nell'Arcipelago Eoliano, che hanno condotto una serie di scrupolosi scavi archeologici sin dagli anni 40 ai nostri giorni. Il Museo Eoliano oggi occupa diversi edifici, siti nel Castello di Lipari, dove si possono ammirare i reperti provenienti dai suddetti scavi.
L'esposizione dei reperti, pur nel rigore scientifico, é fondata su criteri di chiarezza illustrativa che rendono la visita proficua e gradita anche ai non specialisti. I testi esplicativi che accompagnano l'esposizione sono a due livelli: didascalie rosse in italiano ed inglese con le informazioni essenziali per una visita rapida ma "consapevole" e testi più diffusi e dettagliati, a caratteri di colore nero, dei quali é in preparazione la traduzione in lingua inglese. Nelle varie sezioni il pubblico può consultare postazioni informatiche con testi interattivi corredati da una serie di informazioni e di spunti di approfondimento, sulle emergenze archeologiche e monumentali del Castello e sui complessi esposti nel Museo.
In una saletta dell'edificio che ospitava l'ex infermeria del campo di confino fascista, sono esposti fossili provenienti da Lipari e da altre isole, testimonianze risalenti al Quaternario che ci illumina sulla morfologia e le forme di vita vegetale ed animale esistenti in periodo antecedente al primo insediamento umano. Vi sono anche i resti del più antico "visitatore" dell'Arcipelago oggi noto: un frammento dello scudo di una tartaruga terrestre giunta dalla "terra ferma" presumibilmente su un tronco o un ramo galleggiante inglobato nelle piroclastiti di Valle Pera a Lipari, databile fra 127.000 e 92.000 anni fa.

Legenda:

Edificio 1 Sezione Preistorica: preistoria di Lipari, topografia di Lipari nei periodi greco e romano
Edificio 2 Sezione Epigrafica: cippi e steli funerarie iscritte, dalla necropoli greca e romana di Lipari
Edificio 3 Sezione delle Isole Minori: insediamenti preistorici nelle altre isole dell'Arcipelago Eoliano
Edificio 4 Sezione di Archeologia Classica: la necropoli greca e romana di Liparie. Lipari in età Romana, Bizantina, Medioevale e in epoche successive; archeologia di Milazzo; ricostruzione della trincea di scavo della necropoli dell'Ausonio II (età del bronzo) a Lipari. Sale di Archeologia Sottomarina
Edificio 5 Sezione Vulcanologica: geomorfologia del territorio eoliano per la migliore comprensione delle vicende degli stanziamenti umani succedutisi nei secoli
Edificio 6 Sala della paleontologia del Quaternario
A Fortificazioni di epoca spagnola
B Cattedrale di S. Bartolomeo e resti del Monastero e chiostro Normanno
C Chiesa della Madonna SS delle Grazie (XVIII sec.)
D Parco archeologico
E Chiesa di Maria SS Immacolata (XVIII sec.)
F Chiesa di Maria SS Addolorata (XVII-XVIII sec.)
G Chiesa di Santa Caterina (XVI-XVIII sec.)
 
Il Museo Eoliano conta XXVII sale, tutte meritevoli di attenzione e così suddivise:
·       I, II e III sala: fasi del neolitico eoliano; (la I sala presenta la prima fase del neolitico eoliano con resti dell'insediamento sugli altipiani di Castellaro Vecchio - nella parte occidentale dell'isola (circa 400 m. sul 1.m). Testimonianze dell'industria dell'ossidiana (lame, nuclei, schegge di lavorazione) e della ceramica di stile "stentinelliano", decorata ad incisioni od impressioni. Una seconda fase del neolitico eoliano è rappresentata con resti di un primo stanziamento umano sulla rocca del Castello, da parte di genti diverse da quelle insediatesi al Castellaro Vecchio. Anche la ceramica è differente. Si tratta infatti di ceramica dipinta tricromia, ceramica ad impasto bruno, con tipologie che trovano riscontri in area transadriatica (Iugoslavia, Albania). Nella II sala si ha la terza fase del neolitico eoliano: intorno al 350 a.C., che vede un nuovo insediamento sulla Rocca del Castello, caratterizzato dalle ceramiche a motivi meandro spiralici dello Stile di Serra d'Alto. Infine il neolitico Superiore - ultimi secoli del IV millennio a.C. - con resti dell'abitato della piana di c.da Diana. Tantissime sono anche le testimonianze della lavorazione dell'ossidiana e delle ceramiche a superficie monocroma a vernice corallina dello stile di Diana. Il Neolitico Superiore viene testimoniato anche nella III sala, con altra ceramica dalla c.da Diana. Si passa quindi alla prima fase dell'Eneolitico - primi secoli del III millennio a.C. - con l'insediamento di Spatarella sulle pendici occidentali del Monte Giardino, l'insediamento sulla rocca del Castello e con resti di ceramica dello stile di Diana con influenze della cultura precedente ma attestanti, nelle forme e nelle decorazioni, nuovi influssi culturali. Appare anche una prima importante testimonianza di lavorazione locale del metallo attraverso resti di scorie di fusione del rame.)
·       IV sala: fase media dell'Eneolitico; (metà del III millennio a.C.. Vengono ammirati resti di ceramica di impasto bruno dello stile di Pianoconte con caratteristica decorazione a larghi solchi; frammenti di ceramica dipinta dello stile di Serraferlicchio, dalla Sicilia. Eneolitico superiore - fine III millennio a.C - Ceramiche dello stile di Piano Quartara che testimoniano contatti con le culture tardo-eneolitiche della Sicilia.)
·       V alla VII sala: prima e tarda Età del Bronzo; (Nella V sala si parte con la prima età del Bronzo e quindi con la cultura di Capo Graziano - primi secoli del II millennio a.C.- Abitato nella piana di Lipari e necropoli ad incinerazione di c.da Diana. Si passa poi alla VI sala che presenta la  prima età del Bronzo, che va fino alla fase finale della Cultura di Capo Graziano - XVIII-XV secolo a.C.- E' l'epoca dell'abitato sulla rocca del Castello: capanne della fase "verde" (per gli abitati dell'Età del Bronzo si fa riferimento ai colori che differenziano le varie fasi nelle planimetrie e nelle sezioni sui tabelloni didattici nelle due trincee di scavo sul Castello ed all'interno del Museo). Si hanno tracce di ceramica dello Stile di Capo Graziano, a partire dalla prima metà del XVI secolo a.C., e di ceramiche dipinte di importazione egea protomicenee (miceneo I e II a). Sempre nella VI sala si passa all'età media del Bronzo, con la cultura del Milazzese - fine del XV prima metà del XIII secolo a.C.-  Abitato sulla rocca del Castello: capanne della "fase rossa". La ceramica ha forme e decorazioni tipologicamente affini a quelle della cultura siciliana di Thapsos, dello stile del Milazzese. Ceramica dipinta micenea (Miceneo IIA e III iniziale). Infine nella VII sala vi è la tarda età del Bronzo - Ausonio I - 1270 a.C. circa fine del XII secolo a.C. - Abitato sulla rocca del Castello: capanne della "fase azzurra". Le ceramiche di impasto assumono forme e tipologie decorative affini a quelle del Tardo Appenninico dell'Italia Peninsulare; pochi frammenti di ceramica dipinta del Miceneo III B e C.; oggetti di bronzo (in particolare fibule). Vi è inoltre un grosso vaso ad impasto, riferibile alle fasi finali dell'Ausonio I, contenente grumi, lingotti, frammenti di armi, rasoi, fibule e strumenti vari (falcetti, seghe) in bronzo. Si passa quindi alla fase iniziale dell' Ausonio II - fine XII- prima metà XI secolo a.C. - Necropoli ad incinerazione entro situle (secchi) e ad inumazione entro pithoi (giarroni) di Piazza Monfalcone: nei corredi oggetti di bronzo (fibule, spilloni, etc.) monili preziosi di ambra baltica, di pietre dure, di pasta vitrea, di perle di cristallo di rocca d'oro.
·       VIII e IX sala: fasi dell'Ausonio II; - Fine XII-X secolo -  abitato sulla rocca del castello: capanne della "fase blu". Si hanno resti di ceramiche simili a quelle della cultura "protovillanoviana" dell'Italia peninsulare, con decorazione geometrica e di ceramiche a decorazione "dipinta piumata", testimonianza di relazioni con la cultura siciliana di Pantalica II - Cassibile (X secolo a.C.); si riscontra parecchia ceramica nuragica della Sardegna e qualche frammento del Miceneo III C. Nella sala IX si ammirano soprattutto suppellettili ceramiche della fase finale dell'Ausonio II - fine del X secolo a.C. - provenienti dalle capanne dell'abitato del Castello.
·       X sala: topografia della Lipàra greco-romana; In questa sala, in particolare, fa mostra di sè un  tratto di muro del monastero normanno che utilizza, nel paramento, blocchi in pietra lavica dalla cinta muraria greca del IV secolo a.C. Le ceramiche sono di età greca e romana, soprattutto provenienti dall'Acropoli; una testa in marmo di un acrolito - con le parti nude in marmo e la veste ed altri elementi in bronzo - della seconda metà del V secolo a.C.; varie sono le monete in bronzo della Lipàra greca e romana della fine del V al I secolo a.C.; una statuetta maschile panneggiata in marmo della fine del IV - inizi del III secolo a.C. proveniente dall'Acropoli; una statua in marmo di bambina di età imperiale romana dalla c.da Diana. Si passa poi nel Giardino epigrafico, ricco di sarcofagi e steli funerarie in pietra lavica, recanti in greco il nome del defunto e provenienti dalla necropoli greca e romana di c.da Diana; mentre dal lato sud si accede al piccolo Padiglione Epigrafico, un edificio che espone numerosi steli e cippi funerari dalla necropoli, dal V al I secolo a.C. .
·       XI e XII sala: neolitico ed eneolitico; nella sala XI sono in mostra grandi pithoi di impasto dell'età del Milazzese dall'insediamento della Portella di Salina; mentre nella sala XII vi sono resti della capanna ovale di Rinicedda di Leni nell'isola di Salina, appartenente ad un insediamento del medio neolitico - ultimi secoli del V millennio a.C. - contemporaneo al più antico stanziamento di Lipari, a Castellaro Vecchio. Le ceramiche sono di tipo stentinelliano. Si hanno anche testimonianze del Neolitico superiore - seconda metà del IV millennio a.C. da Salina e Panarea - e dell'Eneolitico medio. Cultura di Pianoconte a Stromboli,  Panarea e Salina. Mentre a Filicudi resti di Capanne del villaggio costiero del Piano di Porto (dove sono state ritrovate anche ceramiche di impasto) e corredi funerari di sepolture in anfratti della roccia sulle pendici della Montagnola di Piano Graziano, segnano le fasi iniziali della Cultura di Capo Graziano -XX-XIX secolo a.C. circa -.
·       XIII e XIV sala: antica età del Bronzo; si testimonia la cultura di Capo Graziano a Filicudi, con vari oggetti fittili, una forma di fusione in pietra per la fabbricazione di strumenti di bronzo e con ceramiche egee dipinte -Miceneo I e II- a Panarea, Alicudi e Stromboli.
·       XV, XVI e XVII sala: necropoli protovillanoviana; Sono esposti in queste sale resti testimonianti insediamenti, a Salina: c.da Portella ed a Panarea, dell'antica e media età del Bronzo del Serro dei Cianfi -Cultura di Capo Graziano e successiva Cultura del Milazzese, contraddistinta da diverse ceramiche riportanti contrassegni di vasai; Nella sala XVI è stata ricostruita la trincea di scavo della necropoli della media età del Bronzo del Predio Caravello, appartenente alla cultura del Milazzese (1430-1270 a.C.), con grandi pithoi (giarroni), tipiche sepolture ad inumazione: col cadavere rannicchiato dentro. Mentre nella sala XVII sono state fatte delle ricostruzioni, con la stratigrafia originaria, di tombe ad incinerazione delle necropoli Protovillanoviane dell'Istmo -XII secolo a.C. e forse inizi del successivo -. Il rito funerario e la forma delle urne di impasto, all'interno di pozzetti foderati in pietrame o in ciste di lastre litiche, sono tipiche delle necropoli cosiddette "protovillanoviane" della penisola italiana.
·       XVIII alla XXII sala: corredi funerari del VI,V e del IV secolo a.C.; Queste sale  sono state dedicate ai corredi delle sepolture. In particolare si tratta di due gruppi di sepolture: il primo fra la fine dell'VIII, caratterizzato da ceramiche dipinte di Corinto, della fase più antica della produzione protocorinzia, con fene decorazione geometrica e gli inizi del VII secolo a.C., caratterizzato da ceramiche dipinte del Corinzio antico. Dalla XIX sala in poi, dove è stata ricostruita la trincea di scavo della necropoli della tarda età del Bronzo di Piazza Monfalcone a Lipari, tutte le altre sale del Padiglione Classico ospitano corredi tombali della Necropoli Greca e Romana di c.da Diana a Lipari. I manufatti ricorrenti nella necropoli, si possono raggruppare in tre categorie: 1. Sarcofagi fittili e in pietra lavica, di varie tipologie(VI-IV sec. a.C.). 2. Grandi vasi e anfore di età greca (dal VI al IV sec. a.C.) di vari tipi e fabbriche utilizzati come contenitori del corredo posto all'esterno della tomba o, in alcuni casi, come cinerari. 3. Cippi e steli in pietra lavica di diversi tipi che venivano posti sulla tomba come "semata" (segnacoli) e per la maggior parte dei casi recavano iscritto il nome del defunto, dal V secolo a.C. alla prima età imperiale. I corredi tombali liparesi offrono uno dei più ricchi complessi, quantitativamente e qualitativamente, di ceramica figurata di fabbrica siceliota, cioè di centri-greci della Sicilia, sinora rinvenuti in un unico contesto. L'inizio di una abbondante produzione di ceramica a figure rosse in Sicilia, nell'ultimo ventennio del secolo, é dovuta prevalentemente alla presenza di centri greci nell'Italia Meridionale ed alla diminuzione delle importazioni di vasi figurati attici; nella prima metà del IV secolo a.C. si arriva ad avere una ceramica vernice  ormai quasi esclusivamente di fabbrica siceliota se non locale, come testimoniato dai corredi funerari esposti nella sala XXII, rappresentati da ceramiche a figure rosse, soprattutto di fabbrica siceliota ma anche di officine italiote, dalle iconografie spesso assai ripetitive, connesse soprattutto alle sfere cultuali di Dioniso ed Afrodite. In particolare si ammirano vasi della bottega (attiva probabilmente nella stessa Lipari) del cosiddetto pittore Nyn (tra il 350 e il 325-320 a.C.) e del pittore Madman pure attivo a Lipari. Tra le opere più impegnative dei seguaci del Pittore Nyn o con essi direttamente collegati, il grande cratere a calice con scena di banchetto campestre. Anche Pittore di Cefalù molto probabilmente fu attivo in un'officina liparese. Tra i suoi "capolavori" la lekane, una larga tazza con coperchio utilizzata come contenitore di cosmetici o altri effetti femminili, con Apollo ed Artemide. Mente, soprattutto nell'ultimo venticinquennio del secolo, la decorazione è sovradipinta, con i colori bianco, giallo e rosso, caratterostoca dello "stile di Gnathia", cittadina della Puglia dove era ubicato un importante centro produttore di questa serie di vasi, che riproducevano in particolare tralci di vite o convolvoli.
·       XXIII sala: terrecotte figurate sacrali e teatrali; E' notevole la quantità di terrecotte votive, databili fra gli ultimi decenni del IV e la prima metà del III secolo a.C., del Santuario extraurbano dell'ex predio maggiore, in c.da Diana, dedicato prevalentemente a culti legati all'oltretomba: i ritrovamenti sono stati vari: da busti a statuette di Demetra o Kore (Persefone) e di altre divinità (Hermes ed Artemide), "pinakes" (quadretti) dipinti a rilievo con sacerdotesse in atti rituali e divinità femminili, etc. Tante anche le terrecotte di soggetto teatrale. E' proprio dalla necropoli di Lipari che proviene il più ricco ed il più antico, "corpus" di terrecotte di soggetto teatrale: oltre un migliaio di pezzi fra modellini di maschere e statuette tutte di produzione locale sinora rinvenuto in un solo sito. Vi sono maschere della tragedia, del dramma satiresco e della Commedia; Numerosissime sono le statuette di attori della Commedia cosiddetta di mezzo, prevalentemente della seconda metà del IV secolo a.C. vecchi, giovani, schiave e schiavi (anche negri), donne, in diversi tipi variamente atteggiati e caratterizzati. Vasto é anche il numero delle maschere rappresentanti personaggi della Commedia Nuova di Menandro, datate dal 290 a.C. in poi.
·       XXIV sala: corredi della prima metà del III secolo a.C; Abbondante è la presenza di ceramica figurata policroma, che aggiunge alle figure rosse colori a tempera che vanno dal rosso, all'azzurro, al bianco, al giallo, aggiunti dopo la cottura del vaso. Esiste anche la ceramica a vernice nera. Caposcuola della produzione figurata policroma é il Pittore di Lipari, fra il 300-290 ed il 270 a.C. circa, al quale si devono: le due grandi lekanai con le Beatitudini dei Campi Elisi, quella con le nereidi recanti le armi di Achille; le due pissidi skyphoide (vasi con coperchio - pissidi - a forma di "skyphoi", cioè tazze con due manici) con la dea Hera prossima alle nozze etc.
·       XXV e XXVI sala: Lipari, romana, bizantina, medievale e moderna; Nella XXV sala è visibile la ricostruzione di una trincea di scavo con parte della necropoli di c.da Diana: appaiono tombe di vario tipo datate dal V al III secolo a.C. . Nella sala XXVI viene raccontata la Lipari, romana, bizantina, medievale e moderna. Sono esposti proiettili di pietra di catapulta ed armi in ferro insieme ad un ripostiglio monetale, testimonianza della distruzione del 252-251 a.C. Singolari sono i due singolari vasi in terracotta configurati a testa di Iside (con firma del ceramoplasta Dorotheos) e a delfino ritrovati in uno stesso corredo, all'incirca della seconda metà del I secolo a.C., vasi a pareti sottili, soprattutto bicchieri e piccole coppe con decorazioni semplici (dal I secolo a.C. al II secolo d.C.). Fra gli altri reperti esposti vi sono materiali rinvenuti dallo scarico di una officina ceramica in c.da porto delle Genti a Lipari, dove venivano prodotte anfore per l'esportazione di un prodotto locale; due esempi di scultura in marmo, riproducenti un ritratto di nobildonna dell'età degli imperatori flavi (70-90 d.C. circa) e una testa di barbaro da un sarcofago con scena di battaglia fra romani e barbari (probabilmente degli inizi del III sec. d.C.). Parecchie ceramiche di età medievale, rinascimentale moderna, provenienti dal Castello di Lipari (chiostro del monastero normanno, pozzi e fognature), soprattutto di fabbriche siciliane, dell'Italia meridionale e spagnole. E' anche esposta una riproduzione fotografica del "Constitutum" dell'Abate Benedettino Ambrogio, importante documento su pergamena (conservato all 'Archivio Capitolare di. Patti) del 1095, col quale, in età normanna, dopo la cacciata degli Arabi, venne statuito il ripopolamento di Lipari e delle Eolie.
·       XXVII sala: archeologia sottomarina. Sono esposti qui vari reperti archeologici sottomarini dell'Arcipelago Eoliano, i cui fondali sono ricchi di carichi di navi naufragate in tratti di mare di particolare pericolosità soprattutto se attraversati durante un fortunale. Tra i complessi più cospicui il relitto Ciabatti che rappresenta uno dei più antichi carichi del Mediterraneo, con ceramiche di impasto della prima età del bronzo (fase iniziale della Cultura di Capo Graziano: inizi del II millennio a.C.). Diversi sono i frammenti ceramici che vanno dall'età greca arcaica all'epoca rinascimentale, provenienti dalla discarica di uno scalo portuale ora scomparso, antistante il Monte Rosa a Lipari. Dal relitto presso lo scoglio di Dattilo a Panarea proviene un carico di ceramiche a vernice nera probabilmente dell'Italia meridionale (fine del V inizi del IV sec. a.C.). Mentre anfore greco-italiche e ceramica a vernice nera di probabile fabbrica eoliana (prima metà del III secolo a.C.) sono il prodotto ritrovato nel relitto di Capo Graziano di Filicudi, ma anche nel relitto della Secca di Capistello a Lipari, le quali però sarebbero di produzione napoletana, come anche altre ceramiche rinvenute in altri relitti di Filicudi e Panarea. Infine dai relitti di Punta Crapazza, fra Lipari e Vulcano, e quello di Filicudi, sono stati effettuati dei ritrovamenti relativi a materiali quali: lingotti di stagno, di probabile provenienza spagnola, e tre cannoni di bronzo provenienti da una nave da guerra spagnola del XVII sec.
La SEZIONE VULCANOLOGICA, dedicata alla geomorfologia dell'Arcipelago Eoliano, di formazione vulcanica, è esposta su tre piani. Al pianoterra si tratta l'Archeologia e la Vulcanologia, con le risorse naturali dell'arcipelago eoliano: ossidiana, pomice, caolino, zolfo, etc. e le varie testimonianze del loro utilizzo e sfruttamento. Al primo piano si tratta la vulcanologia generale ed, infine, al secondo piano la Vulcanologia eoliana.
Nel parco archeologico, infine, sono stati ricostruiti numerosi sarcofagi, che risalgono al IV-II sec. a.C., e le tombe greco-romane, rinvenute nella necropoli di Contrada Diana
Dagli inizi del nostro secolo esiste una seconda via di accesso al Museo ed al Castello stesso. Infatti, Nei primi anni del '900, il Vescovo, per non passare attraverso le tristi case distrutte, creò una scalinata di accesso frontale alla Cattedrale, che arriva fino in Via Garibaldi. Per fare ciò, purtroppo, fu tagliato un ampio tratto delle fortificazioni spagnole e furono distrutti i resti degli insediamenti delle età più antiche.
 
Oario invernale d'apertura: 9.00-13.30 / 15.00-18.00
Orario estivo d'apertura: 9.00-13.30/ 16.00-19.00.
Gruppi max 30 persone - Biglietto € 4,50 per persona da 18 a 65 anni
Per informazioni: tel. +39 090 9880174 - 9880594 Fax +39 090 9880175

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